Fino al 19 ottobre 2026 la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ospita la mostra che ricostruisce l’attività della pionieristica galleria Guggenheim Jeune a Londra. Dall’Astrattismo al Surrealismo, l’esposizione descrive la figura di Peggy Guggenheim come interprete di un modernismo plurale, capace di favorire il dialogo tra linguaggi diversi e valorizzare artiste e artisti rimasti a lungo ai margini della narrazione dominante.
“Un attimo dopo Alice era passata attraverso lo specchio ed era saltata giù con leggerezza nella stanza dello Specchio. […] Poi cominciò a guardarsi intorno e notò che ciò che si poteva vedere dalla vecchia stanza era piuttosto comune e poco interessante, mentre tutto il resto era il più diverso possibile. Per esempio, i quadri sulla parete accanto al focolare sembravano essere tutti vivi, e perfino l’orologio sulla mensola del camino (sapete, nello specchio se ne può vedere soltanto il retro) aveva assunto il volto di un vecchietto e sogghignava guardandola”. (L. Carroll, Through the Looking-Glass and What Alice Found There [1871], HarperCollins Publishers, London 2013, pp. 13-14, traduzione dell’autore)
Il visitatore che varca l’ingresso della mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, come Alice nell’attraversare lo specchio, si ritrova catapultato in un luogo reale, tuttavia abitato da immagini e oggetti che sembrano non rispondere alle regole del vivere quotidiano. Nella prima sala, appoggiata nella sua teca, ci accoglie l’enigmatica Testa e conchiglia (1933 ca.) di Jean Arp – primissima opera acquistata da Peggy Guggenheim per la sua collezione – mentre, avanzando nella stanza, possiamo trovare riparo al di sotto della perturbante Nube articolata (1937/2023) di Wolfgang Paalen, un inutilizzabile ombrello ricoperto di spugne naturali appeso al soffitto. Dinanzi a noi due dipinti: Tre forme (una cucita sulla tela) (1935) di Paule Vézelay, sulla cui superficie convivono segni grafici tracciati a carboncino e un ovale di corda, e Oltre lo specchio (1937) di Rita Kernn-Larsen, olio su tela ispirato al romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871) di Lewis Carroll. Nel quadro vediamo una donna senza volto scendere delle scale per addentrarsi nella dimensione onirica al di là dello specchio, in cui la figura umana appare deformata, sciolta dal calore delle fiamme che sembrano donare un’autentica vitalità al personaggio in primo piano – alter ego dell’artista che si ritrae come Alice oppure immagine riflessa dell’osservatore che contempla la tela come se fosse davanti allo specchio. La realtà parallela raffigurata da Kernn-Larsen e narrata da Carroll, sebbene rappresenti il “Paese delle Meraviglie” che dimora nel nostro subconscio, appare talvolta più vivida del mondo che ci circonda quotidianamente.

LA MOSTRA A VENEZIA
La mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, ospitata negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia fino al 19 ottobre 2026, indaga gli anni formativi della mecenate e collezionista americana in Gran Bretagna e la nascita della galleria Guggenheim Jeune al numero 30 di Cork Street a Londra. Nel corso di diciotto mesi, dal gennaio 1938 al giugno 1939, la galleria organizza ventuno mostre, offrendo visibilità e sostegno sia ai protagonisti del modernismo europeo che a figure emergenti della scena artistica britannica. Nel contesto culturale conservatore della Londra degli anni Trenta, gallerie come Major Gallery, London Gallery, Redfern Gallery e Guggenheim Jeune rappresentano delle piattaforme fondamentali per la diffusione e l’affermazione di un’arte d’avanguardia, aggiornata sui più recenti sviluppi europei. L’esposizione – a cura di Gražina Subelytė, Curator della Collezione Peggy Guggenheim, e Simon Grant, Guest Curator – riunisce per la prima volta un’ampia selezione di opere, provenienti da importanti musei internazionali e collezioni private, originariamente esposte nelle mostre concepite per la pionieristica galleria londinese, in dialogo con lavori collezionati da Peggy Guggenheim solamente in seguito ma appartenenti ai medesimi anni e caratterizzati da soluzioni formali simili. I dipinti, le opere su carta, le fotografie, le sculture, i pupazzi e i materiali d’archivio presenti in mostra evocano la varietà e la pluralità dei linguaggi promossi dalla galleria, testimoniando una stagione di straordinaria sperimentazione artistica e di intenso fermento culturale, sullo sfondo delle profonde tensioni sociali e politiche che precedono l’inizio della Seconda guerra mondiale. La programmazione espositiva di Guggenheim Jeune presenta delle proposte anticonvenzionali, attente anche alla rappresentazione delle identità di genere, includendo la partecipazione di artiste donne e artisti queer. La mostra inaugurale della galleria è una monografica dedicata a Jean Cocteau (24 gennaio – 12 febbraio 1938), in cui vengono presentati gli studi per i costumi dei personaggi della commedia Les Chevaliers de la table ronde dello stesso poeta francese e due disegni allegorici di grandi dimensioni. In uno di essi al centro domina il ritratto dell’attore Jean Marais, la cui nudità esplicita denota una valenza omoerotica non velata. Un atto non scontato se consideriamo che qualche mese prima, nel luglio 1937, a Monaco di Baviera apriva Entartete Kunst, la mostra sull’arte degenerata organizzata per volere del regime nazista. È lo stesso Cocteau a far conoscere a Peggy Guggenheim Marie Vassilieff, pittrice e scultrice originaria della Russia ma attiva in quegli anni a Parigi, protagonista della mostra conclusiva della prima stagione espositiva della galleria (2-23 dicembre 1938). Vassilieff, riscoperta soltanto di recente, è stata una figura centrale della Scuola di Parigi, tanto che nel 1912 fonda a Montparnasse l’Académie Marie Vassilieff, punto di riferimento per molti artisti. I suoi dipinti interpretano in chiave personale le forme cubiste e le atmosfere surrealiste, ma è nella scultura che elabora una poetica originalissima. L’artista crea maschere, pupazzi e bambole-ritratto utilizzando tessuto, cartone, plastica, capelli e bottoni, materiali inaspettati che sembrano anticipare ricerche plastiche e pittoriche del secondo dopoguerra. Il sistema gerarchico del mondo dell’arte dell’epoca non è ancora pronto a riconoscere il valore innovativo di queste opere, soprattutto se create da una donna, preferendo marginalizzare ricerche artistiche ibride e interdisciplinari che sfidano i confini tra le “belle” arti e le arti “decorative”. Per quanto non sia semplice proporre al pubblico e al mercato le creazioni di figure escluse dalla narrazione dominante del canone modernista, Guggenheim non viene meno al suo obiettivo di valorizzare le protagoniste femminili delle avanguardie. La prima mostra di una personalità surrealista in galleria è la monografica della pittrice Rita Kernn-Larsen (31 maggio – 18 giugno 1938), figura centrale del Surrealismo danese e internazionale. Altre esposizioni personali di artiste organizzate da Guggenheim Jeune sono quelle dedicate alla pittrice Grace Pailthorpe, alla ceramista Jill Salaman e alla fotografa Gisèle Freund, mentre opere di Eileen Agar, Barbara Hepworth, Sophie Taeuber-Arp e Paule Vézelay sono incluse in varie mostre collettive.

AVANGUARDIE IN DIALOGO A LONDRA
Negli anni Trenta le sperimentazioni delle Avanguardie europee sembrano suscitare scarso interesse nella scena artistica britannica. Il Surrealismo viene mostrato per la prima volta a Londra solo nel 1933 in una significativa esposizione presso la Mayor Gallery, mentre nel 1936 alle New Burlington Galleries si tiene la prima International Surrealist Exhibition. A Guggenheim Jeune tra 1938 e 1939 vengono ospitate le prime mostre monografiche in Regno Unito dedicate ad artisti surrealisti britannici, come Julian Trevelyan e Reuben Mednikoff, oltre a protagonisti internazionali del movimento, dal francese Yves Tanguy all’austriaco Wolfgang Paalen. L’Astrattismo è invece presentato nella galleria di Guggenheim in occasione di mostre personali, come la prima retrospettiva in Gran Bretagna di Vasily Kandinsky (18 febbraio – 12 marzo 1938), e collettive, in particolare la fondamentale Exhibition of Abstract and Concrete Art (11-27 maggio 1939), con opere di ventitré artisti internazionali caratterizzati da tecniche e linguaggi differenti, al fine di far conoscere al pubblico britannico l’eterogeneità delle ricerche astratte europee. Il profondo interesse di Guggenheim per queste due correnti dell’arte rispecchia certamente un gusto personale della gallerista, ma in parte influenzato da Marcel Duchamp, il quale – come lei stessa afferma nella sua autobiografia – le ha insegnato la differenza tra arte astratta e surrealista. È inoltre Duchamp a suggerirle molti degli artisti da esporre in galleria e a guidarla nell’organizzazione di alcune mostre, come l’Exhibition of Contemporary Sculpture (8 aprile – 2 maggio 1938). In questa esposizione e nell’Exhibition of Collages, Papiers-collés and Photo-montages (3-26 novembre 1938), le opere degli astrattisti convivono con quelle di artisti dada e surrealisti in un rapporto dialettico. La posizione di Guggenheim tra Astrattismo e Surrealismo si rivela complessa, soprattutto alla luce dell’orientamento della critica d’arte coeva a distinguere le due correnti. In quegli anni Alfred H. Barr Jr. elabora il suo Diagramma, uno schema che visualizza le connessioni tra i vari movimenti dell’arte moderna nei primi trentacinque anni del Novecento. Sebbene in questo disegno lo storico dell’arte americano individui un punto di contatto tra queste due poetiche nel Surrealismo astratto, nelle mostre da lui organizzate al Museum of Modern Art di New York nel 1936 emerge tuttavia una consolidata classificazione: da una parte il Surrealismo nell’esposizione Fantastic Art, Dada, Surrealism e dall’altra l’Astrattismo in Cubism and Abstract Art, il cui catalogo presenta stampato sulla sovraccoperta proprio il Diagramma di Barr. La visione di Guggenheim Jeune, invece, non si basa su una netta separazione tra le due tendenze, ma piuttosto su una lettura capace di evidenziarne le possibili convergenze. Nelle mostre collettive presentate in galleria gli artisti perseguono delle ricerche formali affini, in cui dominano forme astratte e organiche, dai contorni curvilinei e dalle qualità metamorfiche, come nelle superfici fluide delle sculture di Henry Moore, Sophie Taeuber-Arp e Jean Arp e nelle linee automatiche dalle composizioni dinamiche dei collage di André Masson, Eileen Agar e altri artisti. Lo sviluppo di un’arte non rappresentativa che sfida la natura nella creazione di archetipiche forme sensuali e biomorfe caratterizza tanto l’Astrattismo quanto il Surrealismo, entrambi costantemente alla ricerca di un linguaggio universale in grado di rendere visibili le relazioni tra il mondo interiore e quello esteriore, capace di arrivare direttamente all’animo dell’osservatore. Alcuni degli artisti esposti non hanno mai accettato di essere etichettati esclusivamente in quanto “astrattisti”, “dadaisti” o “surrealisti”, preferendo mantenere la libertà di sperimentare più codici espressivi. Un anno dopo la chiusura di Guggenheim Jeune, nel 1940 Clement Greenberg in Verso un più nuovo Laocoonte, oltre a riconoscere nella capitale britannica degli anni attorno al 1939 il centro dello sviluppo dell’arte d’avanguardia, in particolare quella astratta – per il critico statunitense la forma più alta e pura che la pittura moderna ha raggiunto, poiché ha liberato la creazione artistica dai limiti della rappresentazione mimetica del mondo per permetterle di dedicarsi pienamente all’indagine formale di sé stessa e dei suoi mezzi –, sottolinea il contributo di Klee, Arp e Miró al modernismo, grazie al carattere ibrido delle loro ricerche, identificando questi artisti come dei surrealisti eterodossi, in una posizione liminale tra le istanze linguistiche dell’Astrattismo e quelle del Surrealismo. Questa privilegiata attenzione di Guggenheim per le due avanguardie caratterizzerà anche il futuro sviluppo della sua collezione. Se in Art of This Century, il capitolo newyorkese di Peggy, l’architettura visionaria di Frederick Kiesler separa le due correnti assegnando loro due spazi diversificati, la Surrealist Gallery e l’Abstract Gallery, nella prima presentazione europea della collezione Guggenheim, ospitata nel padiglione greco alla XXIV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 1948, si propone una diversa lettura del loro rapporto. L’allestimento concepito da Carlo Scarpa in collaborazione con la stessa collezionista, pur disponendo sulla sinistra le opere surrealiste e sulla destra i lavori astratti, pone infatti al centro dello spazio il dialogo tra i due movimenti, collocando in prossimità reciproca i capolavori del Surrealismo e dell’Astrattismo.

LA MOSTRA ALLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Passeggiando tra le sale dell’esposizione si ha l’impressione di tornare indietro nel tempo e percorrere gli spazi di Guggenheim Jeune e visitarne le mostre. Ogni sala è dedicata a una o più esposizioni organizzate da Peggy e dai suoi consiglieri e amici, fra i quali troviamo Marcel Duchamp, Herbert Read, Mary Reynolds, Samuel Beckett e Winifred Henderson, la sua unica dipendente e autrice dell’identità grafica della galleria. Ad accogliere il visitatore all’ingresso di ogni stanza ci sono gli opuscoli e gli inviti originali, materiali d’archivio la cui primigenia funzione d’introdurre e orientare le persone in merito ai temi e agli artisti dei progetti espositivi viene in questo modo riattivata. Le prime sale sono dedicate alle principali monografiche promosse dalla galleria, mentre proseguendo nel percorso vengono illustrate anche le mostre tematiche più sperimentali, attraverso una libera alternanza tra personali e collettive che rispetta l’eterogeneità e la complessità del programma espositivo di Guggenheim Jeune. Nonostante la pluralità d’informazioni e documentazioni arrivate fino a noi, scarse sono le testimonianze fotografiche e scritte relative agli allestimenti originari, a cui hanno talvolta collaborato gli stessi artisti: Kandinsky ha inviato le planimetrie dello spazio espositivo della sua personale, Duchamp ha allestito la mostra su Cocteau, mentre Arp ha offerto il suo contributo all’organizzazione della mostra sulla scultura contemporanea. In quanto progetto scientifico e di ricerca, i curatori hanno preferito adottare delle soluzioni allestitive minimali, essenziali, senza ricreare la disposizione storica di queste mostre, dal momento che mancano indicazioni precise per poterle riproporre in modo filologico. Una descrizione piuttosto accurata è quella riguardante l’allestimento dell’esposizione sul collage. Henderson parla di opere distribuite su più file, la cui disposizione è in parte rievocata sulla parete dedicata a questa mostra nell’ultima sala. Il progetto espositivo nel complesso presenta un allestimento pulito e rarefatto, caratterizzato da pareti bianche intervallate da sale dalle tinte pastello che incorniciano delle tematiche più monografiche, che ha l’obiettivo di attribuire un senso di organicità e continuità a un’esposizione articolata, capace di stabilire un dialogo fra più mostre. Il risultato è un disegno curatoriale armonico che, attraverso una fluida ricostruzione di prospettive e connessioni, restituisce alla memoria collettiva un capitolo centrale dell’arte europea della prima metà del XX secolo. Infine, la mostra riaccende l’attenzione sul rapporto dinamico tra le varie sfumature del modernismo, dal Surrealismo all’Astrattismo, e sul ruolo determinante delle donne nel sistema dell’arte contemporanea, protagoniste di pratiche e visioni aperte alla pluralità e alla diversità, anticipatrici della complessità del presente.
Alessandro Cerchier
25 aprile – 19 ottobre 2026
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
a cura di Gražina Subelytė, Simon Grant
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701, Venezia
https://www.guggenheim-venice.it








