Il Musée de la Chasse et de la Nature di Parigi presenta “Une hirondelle ne fait pas le printemps”, la mostra di Annette Messager, artista multidisciplinare il cui lavoro dialoga con la collezione permanente del museo. Riunendo opere storiche e installazioni site-specific, il percorso espositivo si sviluppa come una vera e propria enciclopedia della produzione dell’artista nell’arco di oltre cinquant’anni di carriera.
Une hirondelle ne fait pas le printemps è il titolo della mostra di Annette Messager (Berck-sur-Mer, 1943), Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2005, curata da Colin Lemoine e visitabile al Musée de la Chasse et de la Nature di Parigi fino al 20 settembre 2026. Sin dalla sua fondazione, nel 1967, il museo esplora il rapporto tra essere umano e animale attraverso l’arte, accostando opere antiche e pratiche contemporanee, nonché progetti temporanei di artisti come Sophie Calle, Sterling Ruby, Lionel Sabatté ed Eva Jospin. Questi interventi superano l’approccio della tradizionale Kunstkammer, offrendo invece una riflessione sulla storia del collezionismo, sulla cultura della caccia e, più in generale, sull’idea del dominio dell’uomo sulla natura. La collaborazione con Annette Messager, una delle artiste francesi più importanti e da sempre impegnata nell’indagine dell’animalità, sembrava quasi inevitabile. Tuttavia, questa evidente vicinanza visiva al mondo animale rappresenta anche una sfida curatoriale: il rischio è infatti che le sue opere vengano percepite come una semplice estensione della collezione permanente, anziché come un suo commento critico.

LA MOSTRA DI ANNETTE MESSAGER A PARIGI
Entrando al Musée de la Chasse et de la Nature, si può percepire questo peculiare intreccio tra morte e bellezza, provando un certo senso di colpa per il piacere estetico che la collezione permanente suscita. Uno dei primi pensatori a ridefinire la nostra visione e il nostro rapporto con il mondo animale fu Jean-Jacques Rousseau, il quale, invece di affermare il dominio dell’uomo nello spirito della filosofia classica, sostenne che gli esseri umani sono più vicini al mondo animale. Nella mostra di Annette Messager, l’artista introduce a propria volta una dimensione umanistica nella collezione del museo, con un certo grado di intimità e fragilità, attraverso uno sguardo che non estetizza la storia cruenta della caccia nella cultura umana, ma piuttosto la mette in discussione. Attraverso il suo punto di vista, queste pratiche (così come, più in generale, le logiche della classificazione museale) sembrano rivelare un’ottica prevalentemente maschile, eternamente legata alla subordinazione, al potere e alla crudeltà. Messager propone un approccio femminista per sovvertire tale logica in modo gioioso, mostrando come il linguaggio e le immagini plasmino il mondo che ci circonda attraverso installazioni, opere tessili, disegni e assemblaggi realizzati con giocattoli e oggetti trovati.
Lungo sedici sale tematiche, Messager attenua la tensione emotiva tradizionalmente associata all’esposizione di animali tassidermizzati. Il primo capitolo, intitolato Théâtre de la Cruauté, ci pone immediatamente di fronte al concetto di violenza attraverso L’Opération: un coniglio crocifisso con le viscere di peluche. Seguono Douze petites effigies, che Messager definisce “cadaveri dell’infanzia“, insieme a un gruppo di due uccelli tassidermizzati e a un’installazione composta da sculture ibride che incorporano elementi di peluche. Queste opere sono accompagnate da Vingt-deux expressions, una serie su carta composta da ventidue proverbi francesi che utilizzano immagini animali.
Questo capitolo racchiude alcuni degli interventi chiave di Messager: installazioni simili ad altari con fotografie e serie dedicate ai proverbi. Attraverso il lavoro sull’immaginario del corpo e sul lessico, l’artista interroga il modo in cui le immagini vengono classificate e il modo in cui il linguaggio costruisce la realtà. Nel suo universo, questi due aspetti sembrano costantemente intrecciarsi.

LE OPERE DI ANNETTE MESSAGER
Il percorso prosegue al primo piano, dove gli oggetti di Messager agiscono con discrezione sulla collezione permanente del museo. I capitoli successivi si sviluppano in sale dedicate a determinate specie animali, un’occasione che Messager non ha mancato di cogliere. Talvolta le sue opere, appartenenti allo stesso regno animale, accompagnano semplicemente il nucleo principale dell’esposizione; altre volte lo reinterpretano in modo giocoso, mettendo in discussione non solo la tradizione della caccia, ma anche l’iconografia stessa della storia dell’arte. È il caso di La Flânerie de l’escargot: la lumaca, nell’iconografia cristiana simbolo al tempo stesso di resurrezione e di verginità, viene crocifissa nell’opera di Messager, unendo amore e morte in un’unica entità. Lo stesso accade con le opere del capitolo Sang des bêtes, che reinterpretano la tradizione della natura morta, in cui l’assenza della vita si presenta come una continuità eterna. L’immagine della morte e della crocifissione attraversa l’intera mostra come un leitmotiv: Messager colloca una coppia di uccelli tassidermizzati che possono evocare gli Amanti di Valdaro o altre storie d’amore conservate sotto le rovine. Un’allegoria divina di un sentimento eterno ma fragile. Nell’immaginario di Messager le specie animali non si limitano a illustrare, ma possiedono una propria autonomia d’azione e hanno qualcosa da insegnarci. È il caso dell’installazione sonora Langage des oiseaux, concepita nel 2022 per il LaM di Villeneuve-d’Ascq, nella quale Messager imita il linguaggio degli uccelli sussurrando senza sosta l’espressione “comme si”. Qui il suo interesse per il mondo animale e per il linguaggio umano si intreccia, dando vita a una forma ibrida di realtà che ci invita a imparare a essere intelligenti quanto le bestie. Lo stesso vale per Le Miroire aux alouettes, dove Messager ricrea una trappola per allodole per riflettere su un’espressione francese che indica qualcosa di seducente ma ingannevole. Svuotate dalla ripetizione o trasformate dalla storia, le parole continuano a circolare come il canto degli uccelli, rivelando la natura instabile del linguaggio.

IL MUSÉE DE LA CHASSE ET DE LA NATURE E ANNETTE MESSAGER
Uno dei nuclei centrali della mostra è Transports amoureux, una serie di sculture metalliche che uniscono frammenti di corpi animali e umani, circondate da nature morte di Jean-Siméon Chardin, un genere che sembra celebrare la vittoria dell’uomo sulla natura e l’abbondanza, dove il banchetto della vita racchiude al tempo stesso una lezione sulla vanità dell’esistenza. Figure surreali, tratte direttamente da un vocabolario boschiano, generano un senso di straniamento e inquietudine che raggiunge il suo apice nella sala successiva con Bestiaire sentimental, un ventilatore composto da cinque conigli che ruota senza fine, incarnando la medesima vanità dell’esistenza.
Qui incontriamo uno dei primi alter ego di Messager: la Collezionista, che raccoglie animali tassidermizzati, nomi o parole associate al sessismo quotidiano in Qualificatifs donnés aux femmes, album-collection n°35 (1972). Questo alter ego risuona perfettamente con la logica interna del museo. Che cos’è infatti il Musée de la Chasse et de la Nature se non un’ode al collezionista? A quel primo collezionista che, nel XV secolo, iniziò a mettere insieme le Wunderkammer. Eppure quei gabinetti delle curiosità erano anche monumenti al potere e alla misoginia di uomini che esponevano con orgoglio i propri trofei sulle pareti. Le tracce lasciate da Messager-Collezionista sono invece profondamente toccanti: un gatto di porcellana, figurine di uccelli rotte, un gatto di tessuto che incontriamo al secondo piano. La mostra si conclude con una domanda, formulata attraverso Mon coeur volé, un cuore di ramoscelli ricoperto da reti da pesca che diventa un’allegoria dell’infinita sopravvivenza dell’amore, così come in Trois cagettes, in cui casse metalliche sono ricoperte dalle stesse reti: la creatura è stata catturata oppure protetta? Sebbene Messager metta in luce le logiche tassonomiche inscritte nel linguaggio quotidiano e negli oggetti, queste rimangono irrisolte all’interno del museo stesso. Un’idea ben espressa nel testo della mostra attraverso la domanda: “E se l’arte fosse una trappola, non offrirebbe forse la possibilità di catturare quella bellezza convulsiva tanto cara ad André Breton, o il ‘pensiero animale nudo’ celebrato da Valère Novarina?”. La mostra riesce a trasmettere perfettamente la varietà delle pratiche esplorate da Annette Messager nel corso della sua carriera senza cercare di sopraffare lo spettatore. L’artista è nota per lavorare in serie, e l’approccio curatoriale ha saputo unire questa logica alle sale tematiche e all’itinerario del museo. Curiosamente, il percorso espositivo si sviluppa in maniera circolare, passando da installazioni di grande formato a interventi discreti per poi ritornare nuovamente alle grandi installazioni. Talvolta gli interventi risultano così nascosti da rischiare di passare inosservati, riecheggiando il costante interesse di Messager per il disvelamento dei significati e delle strutture invisibili che permeano la vita quotidiana.
Luiza Gareeva
14 aprile – 20 settembre 2026
A swallow does not make spring
a cura di Colin Lemoine
Musée de la Chasse et de la Nature
62, rue des Archives – Parigi
https://www.chassenature.org
Il testo è stato tradotto in italiano utilizzando l’IA









