Fino al 22 novembre 2026, Palazzo Franchetti a Venezia ospita la mostra “Vyacheslav Akhunov: Instruments of the Mind”, curata da Sara Raza ed evento collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dove le opere dell’artista uzbeko offrono una riflessione poetica sul rapporto tra la memoria, l’archivio e la particolare condizione dell’artista nel contesto del sistema dell’arte sovietico e post-sovietico.
Analizzando la condizione degli artisti sovietici esclusi dal sistema artistico “ufficiale”, sostenuto e integrato nella struttura del partito, Borys Groys (B. Groys, The Other Gaze: Russian Unofficial Art’s View of the Soviet World, pp. 55-89, in A. Erjavec (ed.), Postmodernism and the Postsocialist Condition: Politicized Art under Late Socialism, Berkeley: University of California Press, 2003) ha osservato come, pur nelle specificità dei singoli percorsi, gran parte degli artisti non ufficiali concepisse la propria pratica quale strumento di riflessione critica su questioni complesse, in contrapposizione alla dimensione banalizzata e profana dell’arte e della cultura sovietica dominante. Una condizione analoga sembra caratterizzare l’opera di Vyacheslav Akhunov (Osh, Kyrgyzstan, 1948), la cui ricerca si configura come una presa di posizione nei confronti dell’ideologia sovietica dominante, al punto che alcune delle sue opere hanno potuto essere realizzate o presentate al pubblico soltanto ora, dopo decenni di permanenza nel suo archivio. La mostra allestita fino al 22 novembre 2026 presso Palazzo Franchetti a Venezia, e curata da Sara Raza, sviluppa, quindi, una riflessione volta a rimettere in discussione ciò che per anni ha relegato Akhunov ai margini del sistema dell’arte, ma lo fa attraverso un ricco linguaggio poetico, denso di metafore e sempre intimamente legato alla cultura sovietica.

LA MOSTRA DI VYACHESLAV AKHUNOV A PALAZZO FRANCHETTI
Il percorso espositivo si articola in una serie di stanze, ciascuna dedicata a un diverso aspetto della poetica e dell’universo concettuale di Akhunov. L’ingresso è segnato da un arco trionfale ricoperto di forbici conficcate nel muro, un’opera che ironizza sulle solenni cerimonie sovietiche di inaugurazione e sul loro carattere propagandistico. Successivamente, la reiterazione seriale di immagini e figure appartenenti tanto alla cultura istituzionale quanto a quella popolare diviene la strategia che permette ad Akhunov di indagare ulteriormente il rapporto tra produzione artistica e le strutture di potere che orientarono la cultura sovietica. L’accumulazione di elementi ripetuti assume il valore di un gesto rituale, di un esercizio mentale e creativo, assimilabile alla recitazione di uno di quei mantra che interessarono Akhunov già a partire dalla prima metà degli anni Settanta. Questo processo di rilettura del patrimonio culturale sovietico si fa particolarmente evidente anche nella reinterpretazione del Quadrato nero di Malevič, un’opera simbolo del modernismo russo che esercitò grande influenza sul sistema artistico e culturale sovietico e che Akunov ha deciso di rileggere realizzando due quadrati delle medesime dimensioni di quello di Malevič, ma caratterizzati da una citazione biblica dipinta al loro interno, allontanandosi radicalmente dalla visione dell’arte propria del predecessore ed esprimendo, in questo modo, come anche il progetto modernista avesse, ai suoi occhi, esaurito ogni spinta innovativa e propulsiva. Alla crisi dei modelli del passato, tuttavia, Akhunov risponde proponendo un percorso di evoluzione della coscienza interiore, sintetizzato nell’installazione site-specific finale ROAD TO LIGHT, ispirata al misticismo sufista.

LA CURATELA DI SARA RAZA
Nel confrontarsi con la condizione di un artista rimasto ai margini del sistema ufficiale dell’arte sovietica, le scelte curatoriali assumono un ruolo centrale, poiché contribuiscono non solo a ricostruire con accuratezza il percorso artistico di Akhunov, ma anche a restituire il clima culturale, sociale e politico della realtà in cui ha operato. In questa prospettiva si inserisce l’attenta selezione delle opere, volta a ricostruire le caratteristiche e le contraddizioni del contesto culturale sovietico, affrontando tematiche quali le strutture di potere, le migrazioni, il rapporto con la tradizione artistica e, soprattutto, la condizione delle figure escluse e marginalizzate dal sistema dell’arte. Conseguentemente, si fa centrale la dimensione dell’archivio dell’artista, luogo di conservazione di bozze, schizzi e progetti elaborati nel corso degli anni che, a causa della mancanza di risorse derivante dalla sua posizione di outsider, rimasero a lungo irrealizzati e che ha trovato una rappresentazione particolarmente efficace nell’installazione Work in the Desk. Il lavoro invita il visitatore a entrare in una monumentale scrivania ispirata al tavolo sul quale Akhunov raccolse per anni disegni, bozzetti e progetti, trasformando così l’archivio stesso in un’opera d’arte. Ugualmente significativa è la scelta curatoriale di adottare una doppia datazione per molte delle opere esposte, distinguendo tra il momento della loro ideazione e quello della loro effettiva realizzazione, spesso avvenuta decenni più tardi. Tale soluzione mette in evidenza le conseguenze dell’esclusione di Akhunov dai circuiti ufficiali dell’arte sovietica, fatto che gli impedì per lungo tempo di disporre delle risorse necessarie a concretizzare i propri progetti, ostacolato dalla scarsa accettazione del suo linguaggio artistico e delle tematiche affrontate, in quanto non in linea con il progetto culturale e politico supportato dal regime sovietico. In relazione a un simile corpus di opere, la curatela si fa, quindi, strumento della memoria storica, dove l’impulso vitale dell’archivio viene riletto al fine di evocare, da un lato, lo spirito e la complessità di un’epoca e della sua cultura e, dall’altro, il riconoscimento di una tensione critica e artistica troppo a lungo rimasta relegata ai margini: i mantra, tanto cari ad Akhunov, si fanno strumento di rilettura non solo del passato, ma anche del presente.
Elia Castello
9 maggio – 22 novembre 2026
Vyacheslav Akhunov: Instruments of the Mind
a cura di Sara Raza
Palazzo Franchetti
San Marco 2847, Venezia
https://www.labiennale.org/en/art/2026/collateral-events/vyacheslav-akhunov-instruments-mind








