Fino al 13 settembre 2026, la Pinacoteca Agnelli di Torino ospita “Walter Pfeiffer. In Good Company”, la prima mostra istituzionale italiana dedicata al fotografo svizzero Walter Pfeiffer, curata da Nicola Trezzi e Simon Castets. Oltre cento opere attraversano cinquant’anni della sua pratica, offrendo una riflessione sul rapporto tra glamour, desiderio e quotidianità e sul ruolo antigerarchico della fotografia come medium.
Si intitola Walter Pfeiffer. In Good Company la prima mostra istituzionale italiana dedicata a Walter Pfeiffer (Beggingen, 1946), fotografo svizzero la cui ricerca attraversa cinquant’anni di immagini costruite ai margini di ambiti diversi come la moda, l’arte, la cultura queer e la quotidianità borghese. La sua pratica si muove fra ritratto, nudo, natura morta e paesaggio mantenendo una visione personale: corpi colti nella loro vulnerabilità, superfici domestiche, un’estetica dell’ordinario trasformato in glamour. Pfeiffer è spesso accostato a Nan Goldin per l’approccio diaristico ed è considerato il padre di una visione non filtrata che ha influenzato generazioni successive di fotografi. Ha iniziato a scattare senza ambizioni di carriera, solo per sé e per i suoi amici, stampando nei grandi magazzini più economici. Oltre cento opere, dagli anni Settanta a oggi, compongono un percorso che la Pinacoteca Agnelli di Torino sceglie di ospitare come atto di riconoscimento tardivo e necessario.

LA MOSTRA DI WALTER PFEIFFER A TORINO
La mostra, curata da Nicola Trezzi e Simon Castets, evoca la pratica di Pfeiffer già a partire dal titolo. In Good Company allude al processo collaborativo che caratterizza il suo lavoro: il casting dei soggetti, la partecipazione nello scatto, la relazione come elemento costitutivo dell’immagine. Questa stessa logica struttura il percorso espositivo, dove emerge l’accostamento tra le opere piuttosto che la singola immagine.
Lo spazio che accoglie la mostra è il terzo piano della Pinacoteca, un white cube fisicamente inserito nella struttura del Lingotto, ex spazio industriale. La biografia professionale di Pfeiffer si intreccia all’attuale destinazione d’uso del Lingotto, ospite non soltanto della Pinacoteca ma anche del centro commerciale. Formatosi come vetrinista in un grande magazzino di Zurigo e poi come grafico pubblicitario presso Globus, polo commerciale della città, il fotografo ha costruito la sua pratica dentro ambienti di consumo e display commerciale. Il contrasto tra la neutralità del white cube e le opere esposte richiama dunque il percorso compiuto dall’autore.

GLI SCATTI DI PFEIFFER ALLA PINACOTECA AGNELLI
L’itinerario espositivo rinuncia all’ordine cronologico in favore dell’accostamento estetico e visivo, e ogni sala affonda le radici in un nucleo concettuale legato alla pratica di Pfeiffer. Il principio dominante è quello del pattern: la ripetizione dello stesso soggetto fino all’astrazione, l’accumulo come metodo, la serialità come forma di pensiero. In Glamour Elvetico e Tra le righe questo si manifesta nei giochi di luce sul corpo maschile e nelle nature morte degli anni Settanta, dove l’errore è già strumento consapevole. In El Dorado la serialità diventa struttura concettuale: i dittici di giovani fermati per strada a Zurigo e Parigi ‒ stesso soggetto, stessa distanza, bianco e nero ‒ mantengono in mostra la logica della doppia pagina del libro Das Auge, die Gedanken, unentwegt wandernd, per cui erano stati pensati. In Centro di Ispirazione Pfeiffer manifesta l’accumulo: il pattern è allo stesso tempo forma visiva e gesto ripetuto, il punto in cui struttura dell’immagine ed emozione coincidono. Atlante del desiderio e Anti Eroe Super Model chiudono il percorso accostando senza distinzione paesaggi, fotografie di moda e autoritratti, a ricordare che per Pfeiffer non esiste gerarchia tra i soggetti, né tra i generi.

LA CURATELA DELLA MOSTRA
Walter Pfeiffer. In Good Company è una mostra che crea un percorso aperto, riprendendo la logica di azione dell’artista senza tuttavia ancorarsi a un tema definito. Trezzi e Castets scelgono di non costruire una retrospettiva celebrativa: presentano insieme scatti autonomi e commissionati e restituendo così l’unitarietà del linguaggio di Pfeiffer. Il percorso assomiglia a un album di ritagli costruito sala per sala, come quelli che Pfeiffer ha tenuto per tutta la vita. Il visitatore è quindi accompagnato tra le opere senza una gerarchia imposta, nel solco di un incontro diretto tra chi guarda e chi è guardato. Il titolo descrive anche questo: una buona compagnia, senza ulteriori spiegazioni.
Sara Collivasone
30 aprile – 13 settembre 2026
Walter Pfeiffer. In Good Company
a cura di Nicola Trezzi e Simon Castets
Pinacoteca Agnelli
Lingotto ‒ Via Nizza 262/103, Torino
Walter Pfeiffer. In good company









