Fondato a Vienna nel 1990 da Kathrin Messner e Josef Ortner, museum in progress ha ridefinito il concetto di museo trasformandolo da spazio a infrastruttura. Abbiamo intervistato il managing director Kaspar Mühlemann Hartl e il chief creativity officer Alois Herrmann.
Ispirato alla visione di Alexander Dorner del museo come organismo in continua trasformazione, museum in progress abbandona l’idea di permanenza per costruire un’identità curatoriale fondata su contesto, temporalità e intervento nello spazio pubblico. Attraverso azioni temporanee nei mass media, nell’ambiente urbano e nei canali della comunicazione quotidiana, museum in progress opera come un “software culturale”: un sistema che struttura visibilità, attenzione e accesso. In questa prospettiva, la distinzione tra istituzione culturale e posizione politica si destabilizza: ogni intervento diventa portavoce delle attuali situazioni sociali e culturali.

museum in progress è un progetto che ha fatto dell’utilizzo della realtà urbana la sua principale caratteristica comunicativa. Come si costruisce un’identità curatoriale forte anche senza affidarsi a uno spazio fisico proprio?
Come ha osservato una volta Massimiliano Gioni: “Da museum in progress ho imparato che i musei sono prima di tutto software, non hardware, e quell’idea è ancora oggi più contemporanea ed efficace che mai”. Questa intuizione coglie un principio fondamentale che ha guidato lo sviluppo dell’identità curatoriale di museum in progress. Le identità curatoriali si formano nel tempo attraverso l’interazione di parametri concettuali, estetici e istituzionali, nessuno dei quali è necessariamente legato a uno spazio fisico specifico. Dal 1990, museum in progress ha costruito la propria identità attraverso un quadro concettuale coerente, un uso strategico del contesto e un approccio site-specific e context-driven, espresso in una metodologia curatoriale distintiva e sostenuta nel tempo da interventi artistici concepiti come progetti temporanei. Questa identità si riflette in una selezione di artisti eterogenea e orientata a livello internazionale, in scelte mediali ricorrenti ‒ come giornali, cartelloni pubblicitari, immagini di grande formato su facciate, cantieri e sale da concerto, proiezioni, video e internet ‒ e in progetti a lungo termine come il Safety Curtain alla Wiener Staatsoper e raising flags.
L’identità curatoriale è plasmata dalla coerenza qualitativa e dalla rilevanza, da modelli collaborativi innovativi, da partnership durature e da un impegno nei confronti della società. Essa emerge nell’interazione tra opera, spazio e pubblico, nella costruzione del discorso, nelle reti istituzionali e nei formati nomadi e non tradizionali che si confrontano direttamente con l’ambiente urbano. Collegando nel tempo posizione, selezione, metodologia, tipografia, logica dell’impaginazione e discorso, museum in progress ha costruito una firma curatoriale riconoscibile che definisce la propria identità culturale.
Perché questa identità sia percepita, è necessaria una comunità che segua costantemente le attività dell’istituzione. Non si tratta mai di un edificio, ma di comunità e comunicazione. La vera domanda è: come si costruisce questa comunità e come la si raggiunge?
La maggior parte delle persone che si interfacciano con gli interventi curati da museum in progress appartiene a un pubblico non specializzato, che incontra questi progetti involontariamente all’interno della città. Sentite una sorta di responsabilità etica nei loro confronti?
Siamo pienamente consapevoli della dimensione etica che implica coinvolgere un pubblico non specializzato nello spazio pubblico. Presentando arte al di fuori delle mura museali, le persone incontrano spesso i nostri interventi in modo involontario. Questo crea sia al tempo stesso un’opportunità e una responsabilità.
Il nostro approccio etico si basa sul rispetto per il pubblico: cerchiamo di creare progetti accessibili e stimolanti senza risultare invasivi oppure opprimenti. Gli interventi sono pensati per suscitare curiosità, invitare alla riflessione e stimolare il dialogo, mantenendo la sensibilità verso l’ambiente quotidiano della città e dei suoi abitanti. Lavorare al di fuori delle istituzioni significa curare non solo opere, ma anche incontri sociali. Questo implica considerare non solo la coerenza estetica, ma anche le implicazioni civiche dell’inserimento dell’arte nel flusso della vita quotidiana.
Vediamo il coinvolgimento del pubblico non come consumo passivo, ma come esperienza condivisa e partecipazione culturale. La responsabilità etica consiste nel bilanciare libertà artistica e attenzione al contesto e alle diverse prospettive di chi entra in contatto con il lavoro.

Nello spazio pubblico l’opera convive con pubblicità, stimoli e distrazioni. Come si evita che il lavoro artistico e curatoriale venga assorbito come semplice parte dell’insieme?
Dentro museum in progress siamo pienamente consapevoli che lo spazio pubblico è saturo di stimoli visivi e sonori in competizione tra loro. Per garantire che le opere siano percepite come interventi significativi e non come semplice sfondo inosservato, adottiamo strategie che attivano contesto, scala e attenzione. La nostra metodologia curatoriale si concentra sulla site-specificity e sulla chiarezza concettuale: ogni intervento è attentamente calibrato rispetto al proprio ambiente, creando una tensione dinamica tra intenzione artistica, luogo, medium e contenuto, capace di suscitare curiosità e invitare alla riflessione. A differenza della pubblicità, che si affida a vocabolari visivi limitati per ottenere un riconoscimento immediato, l’arte attinge da un repertorio visivo vasto e in continua espansione, permettendo alle opere di distinguersi naturalmente e con facilità dagli stimoli circostanti. Inoltre, la natura temporanea dei nostri interventi ne amplifica la visibilità, segnando una deviazione deliberata rispetto al familiare, mentre la dicitura “museum in progress” segnala che l’intervento è un’opera d’arte, aiutando il pubblico a riconoscerlo come tale e a percepire lo spazio circostante come un museo temporaneo.
Ci avvaliamo inoltre di una cornice discorsiva che colloca l’opera all’interno di conversazioni culturali in corso. Attraverso testi di accompagnamento, media, QR code che rimandano a ulteriori informazioni e reti di diffusione, forniamo orientamento e contesto, aiutando il pubblico a riconoscere l’intervento come un atto artistico e curatoriale deliberato.
In questo modo, museum in progress posiziona l’arte come partecipante attiva nella vita pubblica, incoraggiando gli spettatori a fermarsi, riflettere e lasciarsi coinvolgere, anche nel flusso costante della città. L’obiettivo non è dominare l’ambiente, ma inserire pause significative nel ritmo della quotidianità, creando spazio per curiosità, dialogo e coinvolgimento emotivo.
LA CURATELA SECONDO MUSEUM IN PROGRESS
Cosa succede quando un intervento viene frainteso o interpretato in modo divergente rispetto alle intenzioni originarie dell’artista e del curatore?
Presentare arte nello spazio pubblico implica inevitabilmente la possibilità di interpretazioni multiple. A differenza dei contesti museali tradizionali, dove il contesto e l’apparato didattico possono essere attentamente controllati, gli interventi urbani si confrontano con un pubblico eterogeneo e non specializzato, ognuno dei quali porta con sé prospettive e cornici di riferimento proprie. Inoltre, l’arte contemporanea ‒ a differenza del design o della pubblicità ‒ contiene una tensione interna che consente e spesso incoraggia interpretazioni plurime, rendendo le letture divergenti un aspetto naturale e arricchente della sua ricezione.
Per questo motivo, interpretazioni divergenti rispetto alle intenzioni di artista e curatore non sono necessariamente un esito negativo. Possono generare intuizioni inattese, innescare dialogo ed estendere la risonanza culturale di un progetto oltre il suo concetto originario. Allo stesso tempo, esiste una responsabilità nel fornire sufficiente chiarezza e segnali contestuali, affinché l’opera risulti leggibile e significativa, soprattutto considerando la sua natura site-specific e temporanea.
In questo senso, i fraintendimenti non sono considerati fallimenti, ma una parte inevitabile e potenzialmente produttiva del coinvolgimento pubblico. Essi mettono in luce l’interazione dinamica tra opera, luogo e spettatore e sottolineano l’importanza di un attento inquadramento curatoriale per navigare tale complessità.
Uno degli aspetti centrali della filosofia curatoriale di Alexander Dorner è il museo come organismo che si trasforma nel tempo. In assenza di permanenza, come si costruisce il valore di un progetto curatoriale?
In linea con la visione di Dorner del museo come organismo in costante evoluzione, e considerando che anche l’arte contemporanea è per sua natura in continuo mutamento, il cambiamento è una caratteristica intrinseca del concetto di museo di museum in progress, esplicitamente segnalata nel nome stesso attraverso l’aggiunta di “in progress”. Senza cambiamento, l’arte contemporanea così come la conosciamo sarebbe impensabile, dato che innovazione e originalità ne costituiscono tratti distintivi. Per i musei, in quanto piattaforme istituzionali dell’arte, ciò implica la necessità di sviluppare forme espositive flessibili e adattabili, capaci di presentare ogni opera nel modo più efficace possibile. In questo senso, museum in progress funziona come un museo immateriale dalla struttura flessibile, un “cantiere infinito” (Chiara Parisi), i cui interventi possono rispondere a nuovi contesti mantenendo al contempo coerenza.
Riprendendo l’idea di Dorner del museo come organismo e il concetto di Le Corbusier di sistemi espandibili e adattabili, museum in progress dimostra che il valore di un progetto curatoriale non dipende dalla permanenza o dalle mura, ma dalla continuità concettuale, dalla chiarezza strutturale e dalla capacità di trasformare la percezione. Anche quando i formati cambiano, l’impatto di un progetto emerge dalla sua capacità di rimodellare la percezione, stimolare il discorso e attivare la consapevolezza pubblica, lasciando un’impressione duratura oltre la durata dell’intervento.
Il significato di ciascun progetto si articola ulteriormente attraverso la coerenza del quadro curatoriale, la qualità e la risonanza delle opere e l’interazione con spazio, ambiente e pubblico ‒ inclusi i ritmi della città, le reazioni dei passanti e gli scambi discorsivi che l’intervento genera. In questo modo, museum in progress costruisce valore non attraverso la permanenza, ma attraverso l’effetto trasformativo, la continuità della ricerca e le connessioni che favorisce tra arte, luogo e pubblico.
Museum in progress oggi si percepisce più come un’istituzione culturale o come una posizione politica all’interno del sistema dell’arte?
Nel caso di museum in progress, la distinzione tra istituzione culturale e posizione politica è deliberatamente instabile. In tal senso, è entrambe le cose ‒ e questo “entrambe” è cruciale. Opera simultaneamente come istituzione culturale e come entità politica, collocando il lavoro curatoriale e i progetti artistici sia all’interno del sistema dell’arte sia nella società. museum in progress non è un museo solo nel nome: è un museo registrato, riconosciuto con un marchio di eccellenza per la pratica museale e membro dell’ICOM, confermando la propria legittimità istituzionale pur mantenendo un approccio sperimentale e flessibile.
Inserendo l’arte nei mass media, nello spazio pubblico e nei canali della comunicazione quotidiana, museum in progress rende visibili le questioni che stanno alla base dell’accesso, dell’attenzione e della distribuzione delle risorse. I progetti mettono in evidenza chi può incontrare l’arte e a quali condizioni, enfatizzando la visibilità e al contempo richiamando l’attenzione sul valore degli spazi in cui gli interventi avvengono. Allo stesso tempo, rivelano le strutture di potere che modellano gli spazi pubblici e culturali, mostrando come il capitale economico e simbolico determini ciò che viene notato, ciò a cui viene data priorità e ciò che viene ignorato. Ogni intervento contiene una componente politica, poiché incoraggia la riflessione e apre nuove prospettive sulla realtà ‒ in museum in progress, curare e mediare l’arte è sempre anche un atto socio-politico.
Questo approccio duale permette a museum in progress di non operare né esclusivamente come istituzione culturale né unicamente come attore politico. Piuttosto, incarna una posizione ibrida che combina il ruolo istituzionale di sostegno e legittimazione dell’arte con la capacità critica e politica di intervenire, interrogare e riflettere ‒ una dualità intrinseca alla sua identità e al suo modo di operare nel sistema dell’arte contemporanea.
Descrivereste l’attuale scena artistica viennese come più orientata alla sperimentazione o alla conservazione di un modello culturale in cui la radicalità non è più percepita come rottura?
La scena artistica viennese contemporanea comprende entrambe le tendenze, sebbene in misura variabile a seconda delle istituzioni e dei contesti. Da un lato, esiste una forte tradizione di sperimentazione e impegno critico, visibile nelle attività degli spazi indipendenti, delle iniziative autogestite da artisti e dei progetti che mettono in discussione formati convenzionali, gerarchie e modalità di presentazione. Queste pratiche sperimentali testano i confini dell’arte, interrogando presupposti relativi a forma, contenuto e interazione con il pubblico, includendo spesso intersezioni tra arte, attivismo e teoria, e mettendo in luce il potenziale sociale e politico dell’arte contemporanea.
Dall’altro lato, alcune parti della scena sono orientate verso la conservazione di modelli culturali consolidati, nei quali la radicalità viene assorbita in cornici familiari e non è più percepita come rottura. In questi contesti, l’enfasi è posta sul consolidamento, sul riconoscimento istituzionale e sulla continuità, elementi che possono stabilizzare le pratiche artistiche ma anche limitare la percezione dell’innovazione come realmente dirompente.
In tale panorama, museum in progress si colloca all’intersezione di entrambe le dinamiche. Integrando costantemente progetti sperimentali, site-specific e attenti al contesto nell’ambiente urbano, mantiene uno spazio in cui la radicalità resta leggibile, percepibile e socialmente risonante, assicurando che la sperimentazione continui a operare accanto ‒ e talvolta in tensione con ‒ la conservazione del patrimonio culturale.
MUSEUM IN PROGRESS E LO SPAZIO PUBBLICO
Lavorare nello spazio pubblico significa confrontarsi con regolamentazioni, controllo e consenso sociale. Come affrontate questi limiti da un punto di vista curatoriale? Che ruolo gioca il compromesso?
Lavorare nello spazio pubblico implica inevitabilmente confrontarsi con un insieme complesso di regolamenti, requisiti di sicurezza e aspettative sociali. Poiché lo spazio pubblico è condiviso collettivamente, le decisioni curatoriali devono stare attente a sensibilità plurali e a condizioni condivise di visibilità. Da un punto di vista curatoriale, questi vincoli non sono semplicemente ostacoli, ma parametri che modellano e informano la concezione e la realizzazione di ogni progetto. Stimolano una pianificazione attenta, il dialogo con le autorità e una sensibilità verso i diversi contesti in cui gli interventi appaiono.
Il compromesso è spesso percepito come un indebolimento dell’integrità artistica. Tuttavia, nel contesto della curatela nello spazio pubblico, il compromesso può funzionare come strategia produttiva: una negoziazione che consente a un progetto di essere realizzato mantenendo coerenza concettuale ed estetica. Talvolta, il compromesso può persino rafforzare il nucleo concettuale, richiedendo maggiore precisione e chiarezza. L’atto curatoriale consiste proprio nel decidere dove insistere e dove adattarsi. Operare entro il quadro del consenso sociale implica responsabilità; tuttavia, rispettare le strutture legali e sociali non elimina la critica, ma la colloca all’interno di un campo democratico condiviso.
Allo stesso tempo, lavorare entro questi limiti stimola la risoluzione creativa dei problemi. Le restrizioni possono ispirare soluzioni inventive relative a scala, collocazione, media o interazione, trasformando limitazioni apparenti in opportunità di coinvolgimento significativo. Da questa prospettiva, i limiti non sono l’opposto della libertà, ma definiscono il campo in cui museum in progress opera.

Esiste spazio per il fallimento all’interno della vostra pratica?
Nel lavoro di museum in progress, l’imprevedibilità non è un’eccezione ma una condizione fondamentale dell’intervento pubblico. Ogni sito urbano, contesto e pubblico introduce variabili impreviste ‒ dal meteo ai vincoli architettonici fino alle reazioni spontanee dei passanti. Sebbene i progetti siano sviluppati attraverso una pianificazione attenta, chiarezza concettuale e una rigorosa metodologia curatoriale, non possono mai essere completamente isolati dall’imprevisto.
Piuttosto che eliminare l’incertezza, questa apertura è considerata parte integrante della pratica. Esiste spazio per il fallimento: gli interventi possono provocare interpretazioni o reazioni inattese, e tali momenti possono rivelarsi illuminanti e produttivi. Il fallimento è l’inizio di ogni civiltà; l’ordine ne è il risultato tardivo. La cultura cresce dalla frattura, non dalla stabilità. Una pratica priva della possibilità di fallire diventerebbe statica, limitandosi a riprodurre ciò che è già validato invece di generare nuove percezioni.
Allo stesso tempo, museum in progress è strutturalmente in grado e disposto ad assumersi rischi. In quanto associazione artistica finanziata privatamente e indipendente da influenze politiche o restrizioni di contenuto, può perseguire progetti sperimentali e potenzialmente fragili, i cui esiti non sono completamente prevedibili. L’accettazione della possibilità di fallimento diventa così una precondizione per risultati straordinari.
Ogni progetto è comunque concepito con la resilienza come punto fisso. Flessibilità, adattabilità e un solido impianto concettuale garantiscono che, anche in presenza di contingenze, un intervento possa stimolare riflessione, dialogo o trasformare la percezione dello spazio pubblico. La possibilità di fallimento non mina il lavoro: coesiste con la sua capacità di funzionare.
Come si archivia un progetto pensato per concludersi? L’archivio è riscrittura o cura?
In museum in progress, archiviazione e collezione sono strettamente intrecciate ma svolgono funzioni distinte. Poiché i progetti sono concepiti come interventi temporanei, le loro tracce possono scomparire dallo spazio pubblico e mediatico. Per preservarle, museum in progress archivia i progetti attraverso documentazione sistematica: fotografie, video e raccolta di materiali correlati. L’archivio conserva concetti, documentazione contestuale, copertura mediatica e risposte del pubblico, salvaguardando l’integrità di ciascun progetto e garantendone la continuità nel discorso e nella ricerca. Questa pratica combina cura e conservazione con un lavoro di strutturazione archivistica: sebbene comporti inevitabilmente una forma di organizzazione retrospettiva, non mira a riscrivere i progetti, ma a mantenerne la coerenza, trasmetterne l’intento concettuale e curatoriale originario e fornire una risorsa per riflessione e studio. L’archivio funziona così come memoria del museo-organismo, traducendo la temporalità in una presenza culturale e intellettuale duratura.
La collezione cresce a partire da questa preservazione dell’effimero. Le opere realizzate per i progetti ‒ spesso sotto forma di multipli come pagine di giornale, cartelloni, video o opere digitali ‒ entrano nelle collezioni, riflettendo la pratica espositiva e documentando interventi nello spazio pubblico, virtuale e mediatico. In questo modo, museum in progress traduce la natura effimera dei propri progetti in un impatto culturale duraturo, mantenendo l’integrità della propria pratica site-specific, contestuale e socialmente impegnata. A differenza dei musei tradizionali, qui esporre precede il collezionare: le opere realizzate per museum in progress documentano gli interventi effimeri e contribuiscono alla costruzione di una collezione viva.
Leonardo Piazza
Il testo è stato tradotto in italiano con l’utilizzo dell’IA





