Curatela e comunità: l’esempio de La Casa Encendida a Madrid

EN

Progetto lanciato dalla Fundación Montemadrid nel 2002, La Casa Encendida ha ridefinito il modo di integrare cultura, impegno sociale e strategie di inclusività. Attraverso bandi e iniziative trasversali, l’istituzione attrae e coinvolge ogni anno pubblici diversi, contribuendo a informare, formare e rafforzare il tessuto sociale madrileno. L’intervista è stata realizzata con Pablo Berastégui, direttore de La Casa Encendida.

Nel panorama delle istituzioni culturali europee, La Casa Encendida di Madrid rappresenta un esperimento dimostratosi di efficacia lungimirante. Nata nel 2002 sotto l’egida della Fundación Montemadrid, la sua struttura ha anticipato di vent’anni quella trasversalità che oggi molte realtà cercano di rincorrere: un modello in cui l’arte contemporanea dialoga senza gerarchie con la sostenibilità ambientale, la musica, l’educazione e l’impegno inclusivo, in questo caso nel quartiere di Lavapiés. Lungi dal porsi come un semplice contenitore o una torre d’avorio, il centro culturale opera come un organismo in continua trasformazione. Tra programmi a lungo termine come Verbos Encendidos, festival dedicati alla creatività giovanile come Puwerty e Inéditos, e un’attenzione costante all’accessibilità, La Casa Encendida riflette le tensioni, i mutamenti e la complessità della Madrid contemporanea. In questa conversazione, il direttore Pablo Berastégui ci ha guidato dietro le quinte della macchina curatoriale dell’istituzione: dal delicato equilibrio tra autonomia artistica e mandato istituzionale alle sfide legate alla gestione di un archivio ventennale fino alle strategie per evitare che l’inclusione rimanga solo uno slogan, trasformandola in un vero strumento di incontro e contaminazione collettiva.

Pablo Berástegui Lozano. Photo by Nelson Miranda.
Pablo Berástegui Lozano. Photo Nelson Miranda

L’INTERVISTA A PABLO BERASTÉGUI

La Casa Encendida è sostenuta dalla Fundación Montemadrid. Come viene sviluppata e negoziata la vostra autonomia curatoriale all’interno di questo quadro istituzionale?
Lavoriamo con una completa libertà artistica, a condizione che la nostra programmazione rimanga allineata con la missione e i valori della Fundación Montemadrid. Questa autonomia è possibile grazie a un dialogo stretto con le priorità strategiche della Fondazione e all’interno di logici vincoli di bilancio.

Oltre alle mostre, La Casa Encendida sviluppa un ampio programma pubblico. Quali strategie adottate per garantire che queste iniziative costruiscano una comunità realmente aperta, anziché diventare uno spazio che parla solo al suo pubblico già esistente?
Questa è una sfida notevole. Non lavoriamo per un unico pubblico, ma per un’ampia gamma di pubblici diversi. Le nostre attività culturali attraggono un certo tipo di visitatori, mentre i nostri programmi sociali e ambientali tendono ad attrarne altri. Lo stesso vale per le risorse educative e sociali offerte da La Casa Encendida: dalle lezioni di spagnolo per migranti all’uso gratuito delle nostre biblioteche o spazi di lavoro fino all’utilizzo della nostra nuova struttura per bambini da 0 a 3 anni. Ma anche il pubblico delle nostre attività culturali non può essere ridotto a un profilo unico. Detto questo, è vero che alcuni dei nostri programmi più noti sono apprezzati soprattutto da un pubblico urbano, contemporaneo e di giovani adulti. È altrettanto vero che sia la Fundación Montemadrid che La Casa Encendida si impegnano a rendere i propri programmi accessibili a una platea ancora più ampia, con un’attenzione speciale verso i più giovani. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo attuando una strategia su tre livelli: rendere più inclusive le attività principali del nostro programma (attraverso politiche di prezzo, risorse per persone con esigenze speciali, mediazione), ampliando l’inclusività per quanto consentito dalle nostre risorse; raggiungere chi non ha ancora mostrato interesse verso le nostre attività, progettando iniziative specifiche per target precisi (ad esempio gli adolescenti); immaginare modi per mescolare i diversi pubblici, così da promuovere una contaminazione positiva tra le pratiche e una migliore comprensione della complessità della nostra società, dei desideri e dei gusti. Per diventare un vero luogo di incontro con l’altro.

La Casa Encendida. Photo by This Project Works.
La Casa Encendida / Picture by This project works

I PROGRAMMI E GLI OBIETTIVI DE LA CASA ENCENDIDA

Dalla sua apertura nel 2002, La Casa Encendida ha sviluppato un programma che unisce arte contemporanea, educazione, musica, tematiche ambientali e pratiche sociali. Come definireste oggi l’identità dell’istituzione all’interno dell’ecosistema culturale di Madrid?
Quando La Casa Encendida è stata fondata, questo tipo di approccio trasversale non era comune come oggi. In questo senso, l’istituzione è stata decisamente pionieristica. Oggigiorno, molte più istituzioni artistiche esprimono la propria sensibilità ambientale e il proprio impegno sociale attraverso le mostre e i programmi pubblici. Nel nostro caso, questo approccio fa parte del DNA fin dall’inizio. Il nostro ruolo non è semplicemente quello di sensibilizzare attraverso mostre e attività, come fanno molti, ma di trasformare gradualmente il nostro modo di lavorare per diventare noi stessi un agente attivo di cambiamento. Lo stiamo facendo lavorando insieme ad artisti, università e altre fondazioni per produrre conoscenza su questioni chiave legate alle sfide sociali e ambientali. Vogliamo che questa conoscenza sia condivisa al di fuori dell’istituzione e, in alcuni casi, contribuisca a promuovere e attuare soluzioni che emergono da questi processi collettivi.

Il vostro programma spazia tra mostre, festival, musica, attività educative e progetti sociali, generando nel tempo una produzione culturale altamente eterogenea e stratificata. In questo contesto, l’archivio può diventare uno strumento centrale non solo per la conservazione, ma anche per la costruzione della memoria istituzionale. Che ruolo gioca per voi l’archivio? Lo vedete principalmente come una narrazione lineare o come un dispositivo in grado di rivelare fratture, passaggi e trasformazioni nella vostra storia?
Dopo 23 anni di attività e mostre realizzate a un ritmo molto sostenuto, esiste un gigantesco archivio di contenuti digitali e fisici legati a questi progetti. Durante la pandemia abbiamo lanciato La Casa ON, dove è stata raccolta una selezione delle risorse digitali accumulate in questi anni. Sebbene sia ancora disponibile, il ritorno alle attività in presenza ha lasciato questo lato del nostro progetto in stand-by, pur rimanendo costantemente aggiornato con nuovi contenuti. Tuttavia, dobbiamo ancora affrontare e sviluppare una strategia chiara intorno al nostro archivio, concentrandoci sul digitale. È un obiettivo da realizzare nei prossimi anni.

Madrid è una città plasmata da importanti trasformazioni sociali, culturali e politiche. Ci sono state decisioni curatoriali che sarebbero state impensabili in un contesto urbano diverso?
Tutte le decisioni curatoriali riflettono il contesto in cui vengono prese. La demografia, la ricchezza e le priorità della città sono cambiate enormemente dall’inizio del secolo. Madrid è diventata una città globale, con un ecosistema più ricco e vario di artisti, gallerie, agenti indipendenti, pubblici e interesse. Non considerare questo nuovo contesto nel pensare ai nostri programmi non sarebbe una buona idea. In parallelo, dalla nascita de La Casa Encendida, in città sono sorte nuove ed eccellenti istituzioni artistiche che hanno arricchito e ampliato l’ambiente artistico e culturale. Di conseguenza, da una prospettiva curatoriale, non avrebbe alcun senso agire come se queste nuove realtà non esistessero. Il nostro approccio curatoriale cerca di concentrarsi sulle nostre specifiche aree di interesse, integrando quegli spazi e quei programmi che non vengono sufficientemente affrontati altrove e collaborando con altre istituzioni quando condividiamo un genuino interesse per settori, artisti o programmi centrali per la nostra missione. Madrid, come ogni altra città, è colpita anche da eventi globali, tendenze autoritarie, tecnologie disruptive e dalla perdita di fiducia nel sapere collettivo che stiamo vivendo a livello globale. Per un’istituzione che aspira ad affrontare le sfide del presente, sarebbe impensabile non integrare questi temi nel proprio approccio curatoriale.

Aprire un canale permanente per l’invio di progetti crea inevitabilmente aspettative tra artisti e curatori. Come gestite questa dinamica e che tipo di dialogo instaurate con chi sceglie di presentare proposte?
In effetti, promuovere una varietà di bandi per aprire i nostri programmi a persone che non conoscevamo in precedenza non è sempre facile, né è l’unico modo auspicabile di lavorare. Per noi questa strategia ha senso poiché la “promozione dell’accesso” è uno dei nostri valori guida, ma potrebbe non essere così per altre organizzazioni. Per gestire le criticità di questo approccio, cerchiamo di migliorare e semplificare i bandi stessi, rendendoli trasparenti ed equi, e invitando esperti esterni a valutare le proposte per scegliere insieme a noi i candidati migliori per ogni selezione. Tuttavia, c’è margine di miglioramento nel modo in cui comunichiamo con chi non viene selezionato e nel supporto che offriamo loro.

La vostra attività si sviluppa attraverso cicli di programmazione relativamente brevi, ma al tempo stesso costruisce una storia che dura da più di vent’anni. Come mantenete la continuità curatoriale nel tempo all’interno di un quadro così dinamico?
Era proprio questo il nostro modo di lavorare abituale: tuttavia, in questo preciso momento, stiamo cercando di combinare questi brevi cicli di programmazione con altri estesi nel tempo. Da un lato manteniamo alcuni festival e programmi concentrati nel tempo e nello spazio per cadenzare il nostro calendario annuale, rivisitandoli, a volte ampliandoli e facendoli crescere per renderli tappe fondamentali della nostra struttura fissa. Li chiamiamo gli Imperdibles (i programmi da non perdere). Dal punto di vista curatoriale, quando ci approcciamo agli Imperdibles, invitiamo curatori o direttori artistici esterni a gestirli per un periodo minimo di 3 anni, fornendo loro un quadro chiaro con gli obiettivi che perseguiamo, in modo da garantire loro il tempo necessario per lasciare un’impronta senza compromettere il significato che tali programmi hanno per noi. Dall’altro lato, stiamo organizzando gli altri programmi brevi attorno a un’idea globale che cambia ogni anno, come un tema generale. Abbiamo così lanciato un progetto complessivo chiamato Verbos Encendidos (Verbi Illuminati), costruito attorno a un’idea semplice ma potente: ogni anno scegliamo un verbo che esprime una forma di azione collettiva che riteniamo urgente portare nella società. Questo verbo diventa un filo conduttore per il nostro team, plasmando la programmazione e stimolandoci a esplorare come metterlo in pratica nei nostri diversi ambiti di intervento. Anziché scegliere i verbi da soli, abbiamo invitato gli utenti dei nostri spazi e programmi a proporli, lasciando che le loro preoccupazioni, aspirazioni ed esperienze aiutino a dare forma al progetto. Per la prima edizione il verbo stabilito è stato Escuchar (Ascoltare), mentre il secondo Verbo Illuminato scelto dai visitatori e dai partecipanti è stato Comprender (Comprendere), che articola gran parte delle attività del programma di quest’anno. In questo modo, Verbos Encendidos sta diventando progressivamente non solo una cornice curatoriale per il nostro team, ma anche un esercizio collettivo su come affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo. Accanto a questo, stiamo offrendo blocchi di tempo più ampi ad altri progetti in diverse aree, invitando artisti e collettivi a residenze di ricerca di due anni all’interno della nostra organizzazione (non necessariamente in presenza), incorporando i loro risultati nella nostra programmazione annuale.

Generación 2026. Photo by Maru Serrano.
Generación 2026 / Picture by Maru Serrano

I PROGETTI DE LA CASA ENCENDIDA

Molti processi culturali oggi avvengono attraverso piattaforme digitali (bandi, archivi online, comunicazione e coinvolgimento del pubblico). Come vi assicurate che l’accesso alle vostre attività non riproduca disuguaglianze legate alla disparità di competenze digitali e di accesso?Dobbiamo fare una profonda riflessione su come proseguire con il nostro progetto digitale. In un certo senso, sentiamo che il progetto digitale dovrebbe diventare quello principale e lo spazio fisico la sua interfaccia. È ancora troppo presto per sapere come procederemo, ma siamo consapevoli delle disuguaglianze menzionate. Come altre istituzioni, sappiamo che non tutti gli interessati ai nostri programmi hanno le stesse capacità. Ad esempio, quando abbiamo lanciato un bando per idee da sviluppare in un laboratorio cittadino destinato alle diverse comunità che circondano il nostro edificio principale nel quartiere di Lavapiés (un luogo con una ricca varietà di culture, classi e origini), abbiamo pubblicato la call in quattro lingue (spagnolo, inglese, cinese e arabo) e organizzato eventi per chi aveva bisogno di supporto con la candidatura digitale. Siamo lontani dal poter fornire questo tipo di supporto per tutti i nostri bandi, ma siamo estremamente consapevoli della complessità che comporta. Anche questo è un aspetto che dovremo affrontare molto presto.

Il vostro programma include anche bandi aperti per curatori, come Electrónica en el Club. Che ruolo giocano queste iniziative all’interno del vostro modello curatoriale e nel vostro rapporto con le nuove generazioni di operatori culturali?
Nell’esempio citato, l’idea di lanciare un bando aperto era inclusa nella proposta che ha ottenuto il sostegno del programma Creative Europe a cui partecipiamo (guidato da Onassis Stegi ad Atene, in collaborazione con Club to Club a Torino, Kiosk Radio a Bruxelles e Arty Farty a Lione). L’idea era dare maggiore visibilità a persone provenienti da comunità sottorappresentate. È un progetto in corso che ha avuto un grande successo nel suo primo anno. Siamo fortemente impegnati nel garantire alle giovani generazioni l’accesso a spazi di responsabilità e visibilità. Uno dei nostri progetti più importanti si chiama Inéditos ed è rivolto a giovani curatori under 35, nati o residenti in Spagna, per produrre una mostra con tutti i mezzi, l’affiancamento e il supporto che garantiamo quando lavoriamo con un curatore esterno. In 22 anni di storia di questo bando, molti dei curatori che oggi occupano posizioni di responsabilità nel panorama artistico spagnolo hanno avuto l’opportunità di realizzare la loro prima mostra istituzionale all’interno di questo programma. Ci sono altri esempi di questa strategia che portiamo avanti per promuovere voci nuove e fresche nel nostro ecosistema artistico, come Puwerty, un festival multidisciplinare di giovane creazione dedicato ad amplificare le voci, le idee e le pratiche artistiche di creatori under 26.

Leonardo Piazza
La Casa Encendida
Ronda de Valencia 2, Madrid (Quartiere Lavapiés)
https://www.lacasaencendida.es

  • Pablo Berástegui Lozano. Photo by Nelson Miranda.
  • Electrónica en Abril 2026, AWOS by JASSS and Ben Kreukniet. Photo by Lukasz Michalak.
  • Libros Mutantes 2026. Photo by Arturo Laso.
  • Festival ACENTO, self-care training for dogs for adoption. Photo by This Project Works.
  • Compromiso por el clima, Océano futurismos, Elisa Cuesta, TBA21 Academy. Photo by Arturo Laso.
  • Compromiso por el clima, Paisajes colonialistas, Lucía Gutiérrez. Photo by Arturo Laso.
  • Electrónica en Abril 2026, Electrónica en el club, Animistic Beliefs concert. Photo by Lukasz Michalak.
  • La Casa Encendida. Photo by This Project Works.
  • Festival ACENTO. Photo by This Project Works.
  • Inéditos 2026, Raquel Algaba exhibition. Photo by Maru Serrano.
  • Generación 2026. Photo by Maru Serrano.
  • Festival ACENTO, En Familia. Photo by This Project Works.
  • Festival ACENTO, En Familia. Photo by This Project Works.