Quando i musei incontrano l’arte contemporanea: il MUSE – Museo delle Scienze di Trento

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Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata ai musei che si aprono all’arte, in particolare contemporanea. Stavolta lo sguardo è puntato sul MUSE – Museo delle Scienze di Trento: costola del centenario Museo civico di Storia Naturale di Trento, ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo chiave nel panorama artistico contemporaneo, grazie a programmi di ricerca, open call ed esposizioni.

“La funzione di un museo naturalistico è quella prima di aumentare e poi diffondere la conoscenza scientifica”. Questa citazione di James Smithson, fondatore della Smithsonian Institution, è presente sulle piattaforme del MUSE e sintetizza la prospettiva museale adottata dall’istituzione trentina. Il MUSE – Museo delle Scienze di Trento si presenta come un luogo di ricerca attraverso ospiti selezionati, collaborazioni, progetti e open call. Una ricerca comunicata al pubblico in modo chiaro, interdisciplinare e accessibile. Il circuito museale conta oggi sei sedi convenzionate, esempio di una fitta rete di collaborazioni intessuta sul territorio. All’interno di questi spazi, ognuno caratterizzato dalla propria specificità, i risultati della ricerca sono veicolati dai programmi espositivi. È così che il Museo delle Scienze mette il rigoroso agire scientifico al servizio della valorizzazione culturale, in un’ottica di produzione di conoscenza ma anche di apertura alle realtà circostanti. La valorizzazione della cultura promossa dal MUSE, considerando in particolare le iniziative rivolte all’arte contemporanea, è efficace perché multiforme e tentacolare. Con progetti interdisciplinari e specifici, il Museo delle Scienze ha costruito un vero e proprio sistema dell’arte fatto di open call, residenze, pubblicazioni ed esposizioni.

Exterior view of the MUSE science museum; image courtesy of MUSE Archive; photograph by Roberto Nova.
MUSE. Courtesy MUSE Archive. Photo Roberto Nova

LA COLLEZIONE E LA RICERCA DEL MUSE DI TRENTO

Il programma Antropocene nasce nel 2020 e si articola come un’iniziativa di ricerca a proposito di tematiche ecologiche urgenti, sviluppata attraverso linguaggi transdisciplinari. L’obiettivo è stimolare il dibattito adottando un punto di vista scientifico ibridato con elementi artistici. Antropocene è alimentato dalla produzione creativa derivante da We Are The Flood. Una piattaforma liquida, come la definisce il suo curatore Stefano Cagol, concepita dal Museo delle Scienze di Trento che, facendo dialogare arte e scienza, si propone come un New Bauhaus, nel quale convivono la dimensione dell’archivio e quella curatoriale.
Il progetto risulta efficace sia nel metodo sia nel contenuto: oltre ad accrescere la consapevolezza verso il presente, grazie all’open call garantisce la partecipazione di artisti emergenti e la conseguente realizzazione di mostre all’interno del museo, innescando scambi e sperimentazioni dentro il museo e fuori dalle sue mura.
La collezione nata nell’ambito del progetto e del Piano per l’arte contemporanea (PAC) 2022-2023 è la prima in Italia sulla tematica dell’Antropocene. Inaugurata a partire da un primo nucleo di quattordici opere, la raccolta si è ampliata negli anni accogliendo pratiche e linguaggi transdisciplinari al fine di indagare le odierne questioni ecologiche.

Documentation still from Over Time (2021) by Laura Pugno, filmed at Passo dei Salati; photograph by the artist.
Laura Pugno, Over Time, 2021. Documentation, video footage, Passo dei Salati. Photo Laura Pugno


L’opera di Laura Pugno ben si inserisce nella fitta rete di collaborazioni promossa dal MUSE. Over Time è uno dei progetti vincitori dell’Italian Council 2020, ora parte della collezione Antropocene ma inizialmente ideato per la mostra Post-Water, ospitata dal Museo Nazionale della Montagna di Torino. L’artista, interessata al paesaggio come prodotto culturale, aveva presentato presso il museo torinese una riflessione sulla forma e sulla memoria della neve, esponendo, nel 2018, alcuni calchi di neve in jesmonite. Così Andrea Lerda, curatore del programma sostenibilità del Museo Nazionale della Montagna, descrive il lavoro entrato nella raccolta del MUSE:
“Il progetto Overtime aveva l’intenzione di interrogarsi sulla nostra relazione – storica e ancestrale – con l’immaginario dell’inverno, della neve e di come questo potesse cambiare a causa del surriscaldamento globale. Quindi, come la diminuzione della neve potesse comportare una perdita di relazione con questo universo così romantico. Così, anche con il coinvolgimento del mondo scientifico, è nato Overtime. Laura ha pensato a questa video-proiezione a tre canali di cui una è stato realizzato nell’Oasi Zegna (Biella), l’altra presso l’Istituto Angelo Mosso (situato sul Passo dei Salati, nel gruppo del Monte Rosa, Vercelli) e l’altra all’interno dell’azienda che produce la neve sintetica nei pressi di Cremona. Questo immaginario distopico è stato condensato in queste narrazioni e il video è stato presentato con una colonna sonora composta dalla sound artist Magda Drozd, che ha seguito l’artista durante tutto il percorso di registrazioni, campionando i suoni della neve”.
L’approccio transdisciplinare e aperto alla base di Antropocene è confermato dai programmi di residenza, come quella avviata dal 2022 con la partecipazione di Mary Mattingly, e dall’interesse editoriale, con le pubblicazioni di We Are The Flood – tra le quali l’ultima a opera di postmediabooks.

View showing Palazzo delle Albere alongside the MUSE museum building; image courtesy of MUSE Archive.
Palazzo delle Albere and MUSE. Courtesy MUSE Archive

I LUOGHI DEL MUSE

I diversi spazi espositivi e sedi convenzionate attivi sul territorio e dedicati, ciascuno, a specifiche mostre e progetti consolidano il sistema messo a punto dal MUSE. La collezione museale è esposta all’interno dell’edificio vetrato progettato da Renzo Piano con una grande cura per la sostenibilità ambientale, che si ritrova nei materiali e nella relazione con lo spazio circostante. L’edificio del MUSE dialoga e interagisce con il Palazzo delle Albere, altra sede espositiva del circuito museale votata alle rassegne di tipo storico. 
Il palazzo rinascimentale fa da cornice, fino al 13 settembre 2026, a Il potere delle macchine. Umanità, ambiente, tecnologia nel Trentino del Cinquecento, la mostra che riafferma, ancora una volta, lo stretto legame tra il museo e il territorio.
Tra le varie sedi con le quali MUSE intrattiene una partnership è rilevante il caso di Castel Belasi: il centro di arte contemporanea diretto dal 2023 da Stefano Cagol all’interno di un castello medievale nel comune di Campodenno (Trento). A Castel Belasi sono esposti non solo media e linguaggi diversi, ma anche artisti, affermati o emergenti, che contribuiscono all’evoluzione di un sistema coerente e completo. 
Fragile. A Selection of Glasstress, a cura di Sandrine Welte e Adriano Berengo, frutto della collaborazione con Berengo Studio di Murano, ha proposto un’indagine sull’ambivalenza del vetro, tra resistenza e fragilità, condotta da artisti del calibro di Erwin Wurm, Ai Weiwei, Mimmo Paladino e Thomas Schütte, mentre Dall’Antropocene al Biocene ha riunito nella project room nove artisti under35 provenienti dalla masterclass organizzata dal museo. In questo modo, opere di artisti di fama internazionale e ricerche emergenti interne al museo confluiscono nei medesimi spazi, stratificando i livelli di interesse del MUSE per l’arte contemporanea e integrandosi nel programma espositivo di Castel Belasi.
Alla luce dei progetti analizzati e delle proficue relazioni intessute dal museo, è possibile confermare la veridicità dello slogan iniziale: il MUSE occupa uno spazio di confine tra produzione di conoscenza e dialogo partecipato con la società, aumentando la consapevolezza sulle urgenze attuali urgenti e diffondendo una conoscenza che affonda le radici nel terreno scientifico e in quello artistico.

Rebecca Canavesi

MUSE ‒ Museo delle Scienze di Trento

  • Display from the Anthropocene Collection; image courtesy of MUSE Archive; photograph by Michele Purin.
  • Detail of Erwin Wurm’s Iced Pickle Tree, presented in Fragile. A selection of Glasstress; photograph by J.B. Musick.
  • Exhibition view of Fragile. A selection of Glasstress; image courtesy of MUSE Archive; photograph by Michele Purin.
  • Documentation still from Over Time (2021) by Laura Pugno, filmed at Passo dei Salati; photograph by the artist.
  • Mary Mattingly’s Lacrima (2023); image courtesy of MUSE Archive
  • Exterior view of the MUSE science museum; image courtesy of MUSE Archive; photograph by Roberto Nova.
  • View showing Palazzo delle Albere alongside the MUSE museum building; image courtesy of MUSE Archive.
  • View of Palazzo delle Albere; image courtesy of MUSE Archive; photograph by Michele Purin.