In questa conversazione, Giancarlo e Sandra Bonollo ripercorrono la nascita e l’evoluzione del loro interesse per l’arte contemporanea, delineando un approccio al collezionismo guidato da curiosità, ricerca e apertura verso linguaggi emergenti. Dalla dimensione privata alla fondazione creata a Thiene, in provincia di Vicenza, emerge una visione dell’arte come esperienza da condividere, capace di attivare dialoghi e nuove possibilità di fruizione.
Giancarlo e Sandra Bonollo operano nel mondo dell’arte contemporanea con uno sguardo curioso e attento, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e artisti emergenti. La loro esperienza non si limita più al collezionismo privato, ma si traduce in un dialogo concreto con il territorio e con il pubblico attraverso la loro Fondazione a Thiene.
In questa intervista raccontano le scelte, le intuizioni e le sfide che hanno segnato la loro attività, offrendo uno sguardo sul collezionismo italiano e sulle possibilità di farlo diventare una esperienza condivisa.
L’INTERVISTA A GIANCARLO E SANDRA BONOLLO
Com’è nato il vostro interesse per l’arte contemporanea? Si tratta di qualcosa che è cresciuto nel tempo o si è definito attorno a un’esperienza significativa?
Giancarlo Bonollo: Il nostro interesse per l’arte contemporanea è cresciuto nel tempo senza dubbi, un interesse per l’arte nato con un amico che aveva una piccola galleria ad Asiago. Il punto di partenza è stata anche la mia passione per il cinema e per la letteratura, che da sempre condivido con Sandra.
Ricordate la prima opera che avete acquistato? Che ruolo ha avuto nel definire il vostro percorso di collezionisti?
La prima opera che abbiamo acquistato è stata una scultura in legno dell’artista tedesco Stephan Balkenhol nella galleria di Monica De Cardenas a Milano. Ci piaceva semplicemente. Così come la seconda opera della nostra collezione: una foto di Nan Goldin comprata a Londra da White Cube.
C’è un filo conduttore che lega la vostra collezione? Se sì, quando e come si è delineato?
Giancarlo Bonollo: Non so se ci sia un filo conduttore che caratterizza la nostra collezione. La mia passione per l’arte contemporanea e l’assidua ricerca, lo studio e la curiosità per i linguaggi nuovi della scena dell’arte contemporanea sono la base su cui si fonda il mio collezionare.
Quali sono i criteri principali che guidano le vostre acquisizioni? Cosa vi convince davvero davanti a un’opera?
A noi interessano i giovani artisti, le opere d’arte che scegliamo devono “catturarci”, dirci qualcosa di nuovo e piacerci.

IL COLLEZIONISMO SECONDO GIANCARLO E SANDRA BONOLLO
Quando e perché avete deciso di trasformare una collezione privata in una fondazione aperta al pubblico?
Giancarlo Bonollo: L’idea di creare una fondazione è stata di mia moglie circa dieci anni fa. Poi insieme abbiamo riflettuto a lungo su questa idea. Sandra ha sempre pensato che alcune opere di grandi dimensioni, installazioni, video, opere di carattere museale dovevano essere mostrate e condivise con il pubblico e non lasciate in sordina nel magazzino. Opere significative per il percorso della nostra collezione, opere che avevamo prestato a musei di tutta Europa, che avevano una storia e che rischiavano di essere messe nel dimenticatoio. Avevamo anche proposto ad alcune istituzioni italiane un prestito temporaneo, ma è stato impossibile per varie ragioni tra le quali anche la pandemia. Da parte mia, l’idea di Sandra non mi sembrava all’inizio molto convincente, ma dopo varie riflessioni abbiamo deciso che la fondazione avesse anche lo scopo di promuovere giovani artisti italiani e internazionali, questo per esaudire il mio desiderio di creare un progetto per presentare in Italia artisti nuovi ed emergenti.
La fondazione nasce in un contesto territoriale preciso: quanto è stato importante il legame con Thiene nella sua ideazione?
Giancarlo Bonollo: Non è stato facile scegliere il luogo per la fondazione. Sandra e io abbiamo preso in considerazione varie opzioni anche al di fuori del nostro territorio. Grazie a un amico che ci ha presentati all’amministrazione comunale di Thiene, abbiamo avuto modo di visitare alcuni spazi di proprietà del Comune. L’assessore alla cultura di Thiene ci ha fatto visitare l’edificio che ospita l’ex chiesetta delle Dimesse e lì abbiamo individuato la sede ideale. È stato un incontro casuale, la ex chiesetta ci è piaciuta subito. Aprire una fondazione per la promozione dell’arte contemporanea a Thiene, una cittadina di provincia, è per noi una sfida, ma l’idea ci ha entusiasmato fin dall’inizio.
Perché avete scelto l’ex Chiesa delle Dimesse come luogo per ospitare la vostra collezione? Che tipo di dialogo volevate instaurare tra questo spazio storico e l’arte contemporanea?
Abbiamo scelto la chiesetta perché, come detto, lo spazio ci ha letteralmente catturato. Una cappella barocca, piccola ma molto bella dal punto di vista architettonico, ricca di preziose decorazioni, un luogo sconsacrato che ha ospitato in passato arte sacra, uno spazio ideale per aprire le porte all’arte del presente. Anche le stanze attigue alla chiesa ci sono sembrate adatte alla creazione di uno spazio white cube. La chiesetta e gli spazi circostanti per noi erano ottimi per ospitare mostre personali di giovani artisti e mostre collettive con opere provenienti dalla collezione e con quelle donate alla fondazione.

Che tipo di ruolo avete immaginato per la fondazione nel panorama dell’arte contemporanea: uno spazio di ricerca, di dialogo o di formazione?
La fondazione per noi ha un ruolo di promozione per l’arte contemporanea, soprattutto per i giovani artisti, un modo per farla e farli conoscere nel nostro territorio di provincia, e speriamo che nel tempo essa diventi un punto di riferimento nella scena internazionale dell’arte contemporanea, specialmente a livello di ricerca.
L’ATTIVITÀ E GLI INTENTI DELLA FONDAZIONE BONOLLO
Come gestite il rapporto con gli artisti contemporanei ed emergenti promossi dalla fondazione attraverso il programma espositivo?
Cerchiamo di scegliere artisti che per noi siano “validi”, artisti che non sono conosciuti o non sono stati ancora mostrati in Italia. Invitiamo sempre l’artista scelto a vedere gli spazi della fondazione prima della mostra, per fare un sopralluogo. La chiesetta può essere uno spazio sfidante per alcuni artisti. Gli artisti che abbiamo invitato finora hanno pensato e prodotto le loro opere site-specific, in particolare quelle che vanno esposte sull’altare. Gli artisti restano con noi qualche giorno e di solito visitiamo con loro le città d’arte o i luoghi d’arte a cui loro sono interessati. Ritornano per l’installazione e l’inaugurazione della mostra e restano con noi ancora alcuni giorni, spesso ospiti in casa nostra.
Come collaborate con i curatori che organizzano mostre nei vostri spazi? E in che modo bilanciate la vostra visione personale con quella dei professionisti esterni?
Collaboriamo con i curatori tranquillamente, in genere sono gli artisti che comunicano con loro. Abbiamo un buon rapporto con Chiara Nuzzi, che cura le mostre collettive con le opere provenienti dalla nostra collezione. Le lasciamo carta bianca. Noi scegliamo gli artisti e il programma della fondazione.
L’attività collezionistica ha delle somiglianze con quella curatoriale, dal vostro punto di vista?
No, non ci sembra.

Come collezionisti che hanno dato vita a una fondazione, quale credete sia la vostra responsabilità sul piano culturale e nei confronti del pubblico?
La nostra responsabilità sta nel fare del nostro meglio per promuovere a livello culturale l’attività della fondazione, sperando sempre di incontrare l’interesse dei visitatori. Finora siamo contenti del rapporto con il pubblico, specialmente quello legato al territorio, ma anche con le persone che operano nel campo dell’arte. Quando organizziamo con la nostra mediatrice culturale le visite guidate alle mostre in corso, abbiamo sempre moltissime adesioni. Questo ci fa piacere.
Come descrivereste lo stato del collezionismo a oggi, soprattutto in Italia?
Giancarlo Bonollo: Molto diverso da quando ho iniziato a collezionare. Ci sono molti aspetti da prendere in considerazione, il discorso sarebbe lungo. Forse in passato vedevo nei collezionisti una passione vera per l’arte, ora vedo che, in occasione delle fiere, delle mostre, delle manifestazioni, tutto è diventato un “evento” sia in Italia che all’estero.
Quale rapporto dovrebbe avere, secondo voi, il collezionismo con le istituzioni pubbliche italiane?
Giancarlo Bonollo: Il collezionismo dovrebbe avere un rapporto aperto e collaborativo con le istituzioni pubbliche. Credo che siano le istituzioni pubbliche a essere restie a un rapporto con i collezionisti per ragioni spesso burocratiche e di poco interesse. Da parte nostra devo affermare che noi siamo stati, per così dire, fortunati, perché con l’amministrazione comunale di Thiene abbiamo avuto, e ancora abbiamo, un buon rapporto collaborativo.
Valeria Eneide
La Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo per l’arte contemporanea









