Al MAXXI di Roma l’ironia come paradosso nell’arte contemporanea italiana

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La mostra “Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi”, visitabile fino al 20 settembre 2026, riunisce al MAXXI di Roma le diverse forme della creatività artistica dal secondo dopoguerra a oggi, rappresentate dalle opere dei 134 artisti selezionati dai curatori Andrea Bellini e Francesco Stocchi usando come bussola l’ironia.

Raccoglie e mette in dialogo trecento opere legate ai movimenti e alle ricerche individuali degli ultimi ottant’anni nel panorama italiano la mostra curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi nelle gallerie del MAXXI di Roma. Il progetto espositivo si basa su un intreccio di linguaggi e poetiche eterogenei, tenuti insieme dall’ironia, assunta come lente attraverso cui indagare criticamente la contemporaneità italiana.
Assunto sin dal principio come tratto distintivo della cultura nostrana, il segno comico accoglie il pubblico manifestandosi come la nota dominante dell’intera rassegna. Con la leggerezza del fischiettio diffuso dall’installazione sonora di Liliana Moro che si propaga lungo la galleria 3, il percorso prende il via con opere celebri proprio per la loro componente ironica: Merda d’artista di Piero Manzoni e Io sono un santo di Lucio Fontana occupano lo spazio della prima balconata in una ben ragionata vicinanza prossemica, mentre, nella terrazza appena superiore, La Nona Ora di Maurizio Cattelan si staglia isolata, avvolta da un’aura di ieraticità.

Exhibition view of Tragicomica: Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi at MAXXI, Rome (2026); photograph by Simon d’Exea; courtesy of Fondazione MAXXI
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, exhibition view, MAXXI, Roma 2026. Photo ® Simon d’Exea. Courtesy Fondazione MAXXI

Emblematiche, trasgressive, dissacranti, a volte persino scandalose, le opere che aprono la mostra attraggono lo spettatore e al contempo lo disorientano, accompagnandolo lungo un itinerario che fa dell’ambivalenza il suo principio costruttivo. 
Ben presto, infatti, l’ironia declinata nelle diverse opere si rivela indissolubilmente connessa alla realtà, delineando un ulteriore livello di lettura. Il registro comico diviene così uno strumento chiave per indagare tematiche sociali, religiose, economiche, politiche, e, talvolta, perfino intrinseche allo stesso ambiente artistico. L’umorismo che caratterizza l’intervento di Manzoni si stratifica in una provocazione alle dinamiche del sistema dell’arte e l’opera di Fontana, invece, evoca il paradosso della figura dell’artista-intellettuale. Rafforzandosi a vicenda nella prossimità spaziale che le lega, esse entrano in dialogo anche con la serie di ritratti di Simone Berti che, in un gioco di citazioni e continui ribaltamenti, apre una riflessione critica sulla monotonia stilistica di molti colleghi.
Arrivando all’ultima balconata, sono le installazioni di Roberto Cuoghi ad attrarre maggiormente per la loro iperrealistica appetibilità: magniloquenti e sfarzose, invitano lo spettatore a percorrere l’ampio spazio in cui sono disposte, sollecitando a ogni passo interrogativi sulla loro vera natura. Raffigurando le riproduzioni delle torte nuziali di presidenti americani e reali europei, le opere ‒ al primo impatto festose e celebrative ‒ rivelano una sfumatura inquietante, che innesca considerazioni più profonde sulla cultura del consumo e sugli esiti spesso infelici delle vicende storico-politiche che riguardano i loro committenti.

Exhibition view of Tragicomica: Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi at MAXXI, Rome (2026); photograph by Simon d’Exea; courtesy of Fondazione MAXXI
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, exhibition view, MAXXI, Roma 2026. Photo ® Simon d’Exea. Courtesy Fondazione MAXXI

LA MOSTRA “TRAGICOMICA” AL MAXXI DI ROMA

Appare centrale, dunque, la sottile intesa tra il comico e il suo risvolto più satirico, costruito sulla tensione continua tra ordine e dispersione: le opere risultano organizzate in un sistema di pause e distanze che permette al visitatore di muoversi liberamente, addentrandosi a poco a poco nella trama dei loro significati. Secondo questa impostazione, anche i vuoti acquistano importanza, diventando luoghi attivi di rielaborazione e necessaria risignificazione.
Al termine della galleria 3, un vasto intervento di Paola Pivi si inserisce tra le pareti ondulate dello stretto passaggio che la collega alla galleria 2, dove la mostra prosegue e si espande. 
Passando attraverso le migliaia di fogli che costituiscono l’opera 25.000 Covid Jokes (its not a joke), ci si trova improvvisamente immersi in una densità di immagini che ‒ rispecchiando la saturazione dello spazio virtuale in cui usualmente risiedono ‒ anticipa l’imminente cambio di rotta delle sale successive, e racchiude in sé il cuore concettuale dell’intera mostra. Sui muri del corridoio, infatti, si dispiega una vastissima collezione di meme, raccolti dall’artista durante il periodo della pandemia; considerabili il simbolo per eccellenza del tragicomico, con la loro stessa esistenza materializzano una naturale tendenza a ironizzare anche all’interno (e a riguardo) delle situazioni più drammatiche. 

Exhibition view of Tragicomica: Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi at MAXXI, Rome (2026); photograph by Simon d’Exea; courtesy of Fondazione MAXXI
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, exhibition view, MAXXI, Roma 2026. Photo ® Simon d’Exea. Courtesy Fondazione MAXXI


In linea con l’opera di Pivi, la seconda parte della mostra si sviluppa nella galleria 2 in una serrata successione di ambienti ideati appositamente per il suo allestimento, e si distingue per un registro molto diverso dal sistema di pause e intervalli iniziali. Qui non sono le assenze a generare significati, ma una densità visiva totalizzante: media, linguaggi, tematiche e ricerche tra loro anche molto lontane sono radunati nello spazio, e gli esiti dei principali movimenti artistici degli anni Sessanta e Settanta si combinano con le opere di artisti meno noti in un dialogo serrato. 
È in questa concentrazione che l’ironia conferma di essere una vena intrinseca e trasversale dell’intera produzione italiana: dall’unione di parola e immagine delle sperimentazioni verbo-visive di Elisabetta Gut e Lucia Marcucci ‒ che usano il paradosso per sfidare norme culturali e convenzioni sociali ‒ all’irriverenza delle rivendicazioni femministe di Ketty La Rocca, Carol Rama e Suzanne Santoro, la componente tragicomica non si esaurisce nell’estetica, ma si consolida come strumento attivo di sovversione. L’allestimento, che nella galleria 3 articolava l’ambiguità dei significati attraverso il vuoto, si trasforma qui in un dispositivo operativo basato sull’accumulo, tanto da far passare quasi inosservata persino Comedian, la celebre banana di Cattelan affissa a una delle pareti.

Exhibition view of Tragicomica: Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi at MAXXI, Rome (2026); photograph by Simon d’Exea; courtesy of Fondazione MAXXI
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, exhibition view, MAXXI, Roma 2026. Photo ® Simon d’Exea. Courtesy Fondazione MAXXI

TUTTE LE SFUMATURE DELL’IRONIA NELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA

Con in sottofondo la Risata continua di Gino De Dominicis che progressivamente lascia margine all’installazione sonora di Luciano Fabro (Cittadini, consideratemi irresponsabile di quanto succede!), il visitatore viene assorbito in una travolgente polifonia, dove stimoli sensoriali differenti lo costringono a confrontarsi con le opere senza soluzione di continuità.
In questo modo, pur sfiorando a tratti i limiti dell’opprimente, Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi individua una postura culturalmente condivisa per abitare la realtà storica, sociale e culturale italiana, e diviene essa stessa, nel suo continuo cortocircuito percettivo, l’emblema di un’esperienza tragicomica. 
È proprio nel confronto con questa pluralità, inoltre, che la mostra risulta efficace, proponendo connessioni inattese tra opere a prima vista disgiunte e aprendo nuovi spazi di approfondimento sulla produzione artistica nazionale in accordo con una dichiarata intenzione curatoriale. In virtù di ciò, la mostra è accompagnata da un catalogo pensato per restituire uno studio più completo sulla recente storia dell’arte italiana, e si pone al centro di un public program realizzato in collaborazione con un comitato scientifico creato ad hoc per l’occasione. 
Interagendo con vari ambiti della creatività ‒ dalla filosofia al cinema, dal teatro all’architettura ‒, Tragicomica realizza l’obiettivo di una restituzione stratificata della cultura italiana, indagata nella continua negoziazione tra l’espressione ironica e la gravosità dei suoi contenuti. Attraversando oltre mezzo secolo di produzione, Bellini e Stocchi costruiscono nelle gallerie del MAXXI una costellazione di impliciti legami, che rivelano il (tragi)comico come una peculiarità tutta italiana, oltre che un’efficace lente attraverso cui comprendere le proprie contraddizioni, elaborandone rispettivi conflitti e trasformazioni.

Alessia Leoni

2 aprile – 20 settembre 2026
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi
a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4 A – Roma
MAXXI art

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